Giorno solare e giorno sidereo

In questo brevissimo articolo andremo a definire sinteticamente cos’è il giorno solare, cos’è il giorno sidereo, qual’è la differenza tra la durata media di un giorno sidereo e e un giorno solare ed il perchè di questo fenomeno.

Il giorno solare

Il giorno solare è il tempo che intercorre tra due passaggi consecutivi del Sole sopra il meridiano locale.

Il giorno sidereo

Il giorno sidereo è il tempo che intercorre tra due passaggi consecutivi di una medesima stella fissa sopra il meridiano locale Continua a leggere

I margini di placca

I margini continentali possono coincidere con i margini di placca, come i margini continentali attivi (attività sismica e vulcanica), o nei margini trasformi dove è presente solo attività sismica, oppure degradare in crosta oceanica, come i margini continentali passivi, nei quali è assente attività sismica/vulcanica.

Margini attivi

Sono associati ai margini di placca in consunzione, dove avviene il fenomeno della subduzione. Nei margini attivi, la crosta oceanica più antica, fredda e densa, può sprofondare sotto altra crosta oceanica o continentale, con la formazione di una fossa oceanica. La litosfera continentale non subduce mai perché poco densa. La zona di subduzione è caratterizzata da eventi sismici e dalla formazione di una cordigliera (crosta continentale) o di un arco insulare (crosta oceanica) nell’area di litosfera che non subduce sovrastante al piano di Benioff. Entrambe altro non sono che  delle catene vulcaniche. Continua a leggere

L’espansione del fondale oceanico

La crosta oceanica è formata da tre strati: un primo, più superficiale, è costituito da una coltre di sedimenti; il secondo, costituito da colate basaltiche, che possono assumere una struttura a cuscinetti o low pillow; il terzo è costituito da gabbri, formatisi per solidificazione del magma in una camera magmatica.

Il fondale oceanico si espande lungo le dorsali oceaniche, rigonfiamenti della crosta oceanica percorse da una valle di sprofondamento detta rift valley. Nel 1960 Hess postulò che le dorsali oceaniche fossero la risultante di lenti moti convettivi che allontanavano lateralmente due margini della litosfera oceanica, con la formazione di nuova crosta in mezzo. La litosfera oceanica veniva inoltre riassorbita dal mantello nelle fosse oceaniche.

Il materiale che risale nel mantello subisce una trasformazione adiabatica ed inizia parzialmente a fondere. Si accumula quindi in una grande camera magmatica sotto la dorsale che, per isostasia, solleva la litosfera sovrastante. Il magma peridotitico si separa per cristallizzazione, mentre la lava basaltica tende risalire in superfice, colando ai lati della dorsale o solidificando nella rift valley, creando delle strutture verticale dette dicchi stratiformi. Con una successiva espansione, questo “tappo” si spacca e viene rimpiazzato da nuovo basalto. Continua a leggere

La tettonica delle placche

Storia

Tra il 1700 ed il 1900 si accesero forti dibattiti dal punto di vista geologico; due erano le fazioni contrapposte: i fissisti, che sostenevano la crosta terrestre fosse immobile, e i mobilisti, che ritenevano che essa si muovesse. Il fervore scientifico venne alimentato anche dagli studi sull’interno della Terra e delle anomalie magnetiche (discrepanza tra il campo magnetico roccioso e quello terrestre) riscontrate in molte rocce. Dei mobilisti faceva parte Wegner, che nel 1912 elaborò la sua teoria sulla deriva dei continenti. Nel 1950 venne condotto uno studio approfondito dei fondali oceanici e delle dorsali, con il prelievo di campioni di roccia relativamente giovani dalle dorsali oceaniche, e nel 1962 lo scienziato Hess pubblicò la sua teoria sull’espansione dei fondali oceanici. Continua a leggere

Il campo magnetico terrestre

Il campo magnetico terrestre o campo geomagnetico ha il suo polo sud presso il nord geografico e viceversa. Il suo asse è inclinato di circa 11° rispetto quello terrestre. Le linee di forza di campo sono linee immaginarie descritte dalla direzione di una bussola in ogni punto della superficie terrestre. Ogni punto è anche caratterizzato dalla declinazione magnetica, ovvero l’angolo tra la direzione del sud magnetico e del nord geografico, l’inclinazione magnetica, ovvero l’angolo tra le linee di forza e la superficie terrestre, e l’intensità del campo magnetico, misurata da magnetometri in Gauss (G) o in Tesla (T, 1T=10000G).

Correlato al campo magnetico terrestre è il fenomeno del paleomagnetismo, per il quale le rocce durante la formazione acquistano una magnetizzazione naturale residua in accordo con il campo magnetico in quel momento. Si parla di magnetizzazione termoresidua quando è acquisita da rocce magmatiche durante il loro raffreddamento che blocca lo spostamento di minerali ferromagnetici che Continua a leggere

Il calore della Terra

I movimenti della litosfera sono dovuti essenzialmente al calore interno della Terra. Esso è costituito dal calore immagazzinato dal pianeta durante la sua formazione, oltre che dalla radioattività delle rocce. Il calore accumulato durante la formazione della Terra, detto calore originario o primordiale, è dovuto alla conversione dell’energia cinetica in energia termica dei meteoriti che colpivano la superficie terrestre, e alla cosiddetta catastrofe del ferro, ovvero il fenomeno di formazione del nucleo con discesa del ferro verso il centro del pianeta e risalita del silicio, che ha dissipato molta energia potenziale gravitazionale sotto forma di calore da attrito. La fonte di calore principale sono attualmente i minerali radioattivi presenti nel mantello e nella crosta, che sprigionano il calore radiogenico. Continua a leggere

La struttura della Terra

La Terra ha una struttura interna stratificata costituita da vari strati concentrici. Essi hanno composizioni differenti, in quanto se avessero tutti la stessa densità delle rocce superficiali, l’attrazione gravitazionale della Terra risulterebbe la metà di quella reale. Ma è dallo studio delle onde sismiche che emerge come vi siano delle superfici di discontinuità che delimitano i vari gusci, i quali possono trovarsi sia allo stato solido che a quello liquido. A tal proposito si ricorda che le onde P (longitudinali) si propagano nei solidi e nei fluidi, le S (trasversali) solo nei solidi. Continua a leggere

L’inquinamento atmosferico

Si parla di inquinamento atmosferico quando la composizione dell’aria a livello locale è diversa da quella media dell’atmosfera, con ripercussioni chimiche, biologiche e fisiche (temperatura) sull’ambiente. Esso avviene principalmente per sversamento nell’aria dei prodotti della combustione, quali CO, ossidi di zolfo e di azoto, e dei processi industriali, quali ozono, IPA, PCB, ecc…

In base all’area di ripercussione, l’inquinamento si classifica come:

  • Locale: sostanze contaminanti direttamente immesse nell’ambiente (inquinanti primari, quali CO, NO e NO₂, SO₂ e SO₃, idrocarburi) oppure derivati nocivi ottenuti in seguito a reazioni chimiche spontanee (inquinanti secondari) hanno ripercussione dirette sull’ambiente. Pericolose sono le particelle fini (PM, particolato), soprattutto di diametro inferiore ai 1/10 di micron (nano-polveri), in quanto sono in grado di raggiungere direttamente gli alveoli polmonari, e raggiungere i tessuti. Sono fenomeni di inquinamento locale lo smog fotochimico, ovvero la formazione di inquinanti secondari per effetto della luce. Anche l’ozono è un inquinante, nel momento in cui è di origine antropica ed è presente nella troposfera anziché nella stratosfera.
  • Regionale: gli ossidi di zolfo (SO₂ e SO₃) e di azoto (NO e NO₂), combinandosi con il vapore acqueo, formano acidi aggressivi come l’acido solforico e l’acido nitrico, che con le precipitazioni cadono al suolo danneggiando le piante, secondo il fenomeno delle piogge acide. Le piogge acide provocano anche la degradazione di monumenti storici e l’acidificazione dei laghi.
  • Scala globale: ne è un esempio l’inquinamento radioattivo, per il quale particelle radioattive rilasciate da un disastro nucleare, a causa dei venti, contaminano vaste aree geografiche. Le particelle radioattive causano tumori, aborti e malformazioni fetali. Altre manifestazioni globali dell’inquinamento atmosferico sono il buco dell’ozono e l’effetto serra.

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Le precipitazioni atmosferiche

Una nube, a causa della condensazione dell’acqua, può aumentare di dimensioni finché il vapore acqueo può restare in sospensione nell’area, dopodiché esso precipita al suolo. Sono precipitazioni atmosferiche la pioggia, la neve, la grandine, che si formano per condensazione nell’atmosfera per poi precipitare al suolo. La pioggia si ha quando le gocce d’acqua diventano troppo pesanti per restare in sospensione nell’aria. La grandine si ha quando, all’interno di nubi cumuliformi, l’acqua condensa in goccioline che vengono trasportate in alto congelando, per poi scendere e risalire nuovamente, a causa delle correnti ascensionali interne alla nube, aumentando progressivamente di massa finché, troppo pesanti, cadono al suolo. La neve si forma quando l’acqua interna di una nube cristallizza in fiocchi, ma la temperatura dell’aria non deve superare gli 0°C.

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